sabato 4 luglio 2009
giovedì 28 maggio 2009
U carruzzinu

U carruzzinu
Vicino all’abitazione della mia famiglia, nel quartiere “fornace”, abitava Ninu Ustinu. Il quale, in effetti, si chiamava Antonino Spadaro, ma come sempre nei paesi, era più noto con il sopranome. Siccome qualcuno nella sua ascendenza aveva nome Agostino (“ustinu” in dialetto), la famiglia divenne “gli ustini”, vale a dire i discendenti di Agostino. Ricordo che fisicamente era uomo di media statura, piuttosto robusto, con i capelli tagliati a spazzola. Portava pantaloni fuori moda, senza le strisce di stoffa (passanti) che servono a infilare la cintura, con dietro una martingala che serviva per stringere alla vita il pantalone e una cintura che l’attraversava e stringeva davanti. Aveva una camminata particolare, con le gambe larghe e gettava i piedi, normalmente calzati di un paio di sandali, verso l’esterno alla linea di camminamento, per cui sembrava che battesse da un lato all’altro. Era di carattere molto buono e generoso, ma aveva una notevole curiosità e si fermava appena vedeva due persone che discutevano tra loro per sentire quello che dicevano, senza disdegnare di intervenire nella discussione anche se il suo parere non era richiesto. Anzi, proprio quando le due persone cercavano di non fargli capire l’argomento della discussione, lui diveniva ancora più curioso e cominciava a chiedere: “Eh, di chi stati parrannu, Eh?”.
Prima che le campagne fossero motorizzate con le moto ape, per portare i prodotti della terra al mercato, erano usati i carretti. Cresciuti i suoi figli, pensò di mandare il maggiore (Peppe) al mercato per vendere i propri prodotti e ricavare così qualche piccolo guadagno in più. Siccome i carretti non venivano più costruiti, bisognava trovarne qualcuno di seconda mano, ma non avendone trovato, ripiegò su un calesse (carruzzino), anche perché non erano molti i prodotti che bisognava portare al mercato. Comprò anche un mulo e così il figlio cominciò, di mattino prestissimo, a frequentare i mercati vicini di Milazzo e Barcellona.
Qualche volta, nei giorni festivi, i ragazzi del quartiere si riunivano e con Peppe o con Pietro, l’altro figlio, che guidavano il calesse, scendevano alla spiaggia. Il costo dell’improvvisato taxi si limitava ad una razione di biada per il mulo, da divedere tra i tre o quattro ragazzi che usufruivano della corsa in calesse.
Lentamente però i tempi cambiarono ed anche Ninu Ustinu si convertì al motore a scoppio e comprò la moto ape, vendette il mulo e mise il calesse in uno spiazzo dove rimase per molti anni. E lì sarebbe rimasto per sempre se ad alcuni giovani non fosse venuto in mente di fargli fare un giro per le strade del paese.
Qualche anno dopo difatti, una gruppo di giovani bontemponi, composta da Barbaro Previte (Barbarino l’autista dell’autobus) Pietro Colosi “U sauro” (per i capelli rossi del padre), Saro di Salvatorello ed altri, mentre una notte vagava per le strade del paese, notò il calesse parcheggiato nello spiazzo antistante l’abitazione di Ustinu. Si guardarono l’un l’altro ed ebbero un’intuizione: bisognava riportarlo in vita e fargli fare un viaggio! Uno si mise al posto del mulo e gli altri a spingerlo di dietro, fino a portarlo al Chiano Jnnaro (attuale Piazza Certo). Colà giunti lo appoggiarono al muro della casa di Giovanni Polito, detto Mafara (cioè “mafia” per i suoi trascorsi di gioventù piuttosto turbolenti), vi apposero un cartello con scritto “si vende” ed andarono via. Occorre sapere che tra il Giovanni Polito e Antonino Spadaro non correva buon sangue, infatti i due per motivi poco noti avevano avuto in passato qualche screzio e pertanto non si rivolgevano la parola.
L’indomani mattino, appena sveglio, il Polito si avvide del calesse e chiese notizie su chi fosse il proprietario e perché l’avesse appoggiato al muro della sua casa. Appena conosciutone il nome cominciò a gridare: “ma come si permette stu cristiano di mettere cà u so carruzzinu, picchì non su metti a so casa, picchì non su leva”. Qualcuno riferì subito la faccenda a Ninu Ustinu che assieme al figlio Pietro, andò subito a prendere il calesse per riportarselo a casa. Naturalmente il tutto sotto lo sguardo del Polito che continuava nei suoi impropri. Arrivato a casa, molto arrabbiato, sia per lo sforzo sostenuto nella qualità di autista del calesse, mentre fungeva da motore il figlio Pietro che spingeva da dietro, sia per l’umiliazione inflittagli dal Polito, rimise al suo posto il calesse. Ma per essere sicuro che il fatto non si ripetesse, pensò bene di togliere le ruote e conservarle in un magazzino. “Videmu ora si sunnu capaci mi su portunu” disse Ninu molto arrabiato e con l’approvazione della famiglia nel frattempo raccoltesi attorno.
La domenica seguente, all’uscita dalla Chiesa Matrice, dopo la prima Messa (sei e mezzo del mattino), seguendo lo sguardo dei curiosi vide il suo calesse appoggiato al muro della chiesa con un cartello: ”Per mancanza di compratore si cambia piazza, si vende”. La gente cominciò a fermarsi e a sorridere facendo dei commenti piuttosto ironici. Il povero Ninu non sapeva come reagire. Essendo il calesse senza ruote non poteva da solo muoverlo, anche se sicuramente in cuor suo, sarebbe stato desideroso di metterselo sulle spalle e portarselo via, pur di interrompere i commenti ed i sorrisi. Poteva semplicemente imprecare: “malanova mi hanno”. Dopo un poco si avvicinò Battista Aloi “u ferraru” (il fabbro) e gli chiese se voleva vendere il calesse, perchè lui, come fabbro, avrebbe utilizzato le parti metalliche per forgiare ferri di cavallo. Dopo breve trattativa il calesse cambiò proprietario e così Ninu Ustinu se ne tornò tranquillamente a casa sua. Pensava che finalmente fosse tutto finito e che non avrebbe più sentito parlare del calesse. Invece qualche sera dopo sentì bussare alla sua porta, si affacciò dal balcone, chiedendo chi fosse e sentì una voce proveniente da un gruppo di giovani: “Semu chiddi chi vi ficiru vinniri u carruzzinu e vulemu a sinsalia” (siamo quelli che vi hanno fatto vendere il calesse e vogliamo la provvigione). Alle imprecazioni e minacce di Ninu Ustinu i giovani si allontanarono ridendo e dicendo “Viditi che ricuniscenza, mancu a sinsalia ni voli dari, ma nui annamu unni l’avvucatu e poi videmu!” (Gurdate ceh riconoscenza, nemmeno la provvigione ci vuole dare, ma noi andiamo dall’avvocato e poi vediamo).
Fu così che finì la storia di un calesse in San Pier Niceto
Nino Micale
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21.22
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venerdì 22 maggio 2009
lunedì 18 maggio 2009
Poesia : U' Sampirotu migraturi
Nascia sampirotu e picciriddu t’eppe l’assari
quanti ricordi mi purtai..
malinconicu pattia
ma n’to cori jajo sulu a tia
Picciriddu giucaumu n’te campagni,
a’ fussitta o chi nucigghi
sempri a sciarra finia fra’ nui cumpagni
pj dispettu a’ terra ci tiraumu
e quannu a casa riturnaumu
di mammi, bastonati pigghiaumu.
Quantu voti n’chianai a petra rimiti,
e pitrazzi e a cavagghiari,
pj biviri l’acqua frisca di puttigghiti
c’e n’a bella vista tutta di vaddari
mi ripusava n’a picca…… prima di ricominciari a camminari.
C’u telefunu ci chiamaumu a’ matina,
era nostra invenzione
u’ faciumu c’u lazzu e n’a lattina
….ma quantu emozioni
C’u carrittegghiu giucaumu n’to paisi
unu ssittatu e l’autru chi spingia
non ci stancaumu mai
non ‘n ì mancava l’energia
Sudati e assidati biviumu n’te funtani
n’to paisi ci nnera tanti
e nun’ erunu lontani
C’u n’a pezza faciumu u’ palluni
nun puttaumu i scappi, e c’u lavia?
poviri pedi….,chi duluuuriii !!!!!!!
C’u paloggiu ci giucaumu
quai a c’u piddia
u’ vincitori pj dispettu
u’ t’o paloggiu distruggia
O’ paisi m’e ingratu
non mi dasti da manggiari
ti lavasti i mani comu a Pilatu
e n’a famigghia non mi facisti fari
Tra lacrimi e duluri, t’eppi a’ lassari
jautru munnu,.. juautri paisi
jeppi annari a’ cciccari
a’ mamma, amici i cumpagni
jeppi abbannunari…
c’u stu duluri,.. da navi mi vulia jittari
Sunnu passati tant’ anni
non mi ricordu quantu
a’ mamma e u’ patri...non ci sunnu cchiù
n’to celu sinn’annarunu
ora stanno c’u Gesù
Ora ritornu n’ta me terra
u’pani non mi manca
non trovu i m’e compagni
e non mi mancunu i malanni
O’ terra mia ingrata
si ricca di mari e di suli
ma si sempri sfortunata…
ci trattasti peggiu di li muli.
Messina 20 marzo 2009
Milicia Matteo
miliciamatteo@hotmail.it
martedì 12 maggio 2009
sabato 2 maggio 2009
giovedì 23 aprile 2009
San Pier Niceto :spettacolare ripresa Matrimonio 1965
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19.27
Etichette: Proprietà Signor Francesco Catanese
martedì 21 aprile 2009
domenica 19 aprile 2009
San Pier Niceto : Via Diaz 2-5-1954 matrimonio & successiva prole
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18.51
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lunedì 2 marzo 2009
lunedì 23 febbraio 2009
San Pier Niceto Matrimonio 1950 1960
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0.29
Etichette: CARTOLINA DI SAN PIER NICETO
Gara di marcialonga Piazza duomo - Pietra Aremita 1 maggio 1976
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0.18
Etichette: San Pier Niceto
giovedì 19 febbraio 2009
Festa in onore del nuovo parroco 1980 (Padre Mario)
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14.48
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mercoledì 18 febbraio 2009
domenica 15 febbraio 2009
martedì 10 febbraio 2009
sabato 7 febbraio 2009
venerdì 6 febbraio 2009
1960 -1965 Cartolina Via Vittorio Emanuele (chianannaro)
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17.43
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mercoledì 4 febbraio 2009
MERAVIGLIOSA VIDEO RIPRESA DEL 1961 * * * * *
This is a compilation of home movies taken in San Pier Niceto in 1961 by my Father, Giuseppe Fama, from Somerset, New Jersey (USA). I have a few hours worth of home movies from the 1960's-1971. My ...
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23.45
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domenica 1 febbraio 2009
Foto provenienti dagli U.S.A.
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20.46
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sabato 24 gennaio 2009
lunedì 15 dicembre 2008
lunedì 17 novembre 2008
domenica 16 novembre 2008
domenica 2 novembre 2008
martedì 28 ottobre 2008
San Pier Niceto : Matrimonio Casereccio 1960
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8.57
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sabato 25 ottobre 2008
Scardellini prodotti il 20 ott. 2008
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22.29
Etichette: dolcetti tipici del giorno dei morti
giovedì 23 ottobre 2008
mercoledì 22 ottobre 2008
domenica 12 ottobre 2008
sabato 23 agosto 2008
venerdì 8 agosto 2008
San Pier Niceto : Litterio il 14 agosto 2008 ore 21:00 in Piazza Luigi Certo Gratis
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1.05
Etichette: 14/08/2008 ore 21:00
sabato 12 luglio 2008
sabato 7 giugno 2008
domenica 1 giugno 2008
Clamoroso al Cibali.Il vice sindaco di San Pier Niceto in atteggiamenti.....(clicca qui)
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13.42
venerdì 30 maggio 2008
giovedì 22 maggio 2008
lunedì 12 maggio 2008
La tappa Catania Milazzo oggi passa da San Pier marina

La terza tappa che si correrà in Sicilia avrà tutte le caratteristiche per esaltare i velocisti. La Catania - Milazzo di 201 chilometri è in gran parte pianeggiante e porterà i corridori anche a Messina, dove nel centro della città è posto uno dei traguardi volanti, prima di arrivare sul lungomare di Milazzo, scenario perfetto per una lunga volata che coinvolga tutti gli sprinter più forti.
Da Milazzo la carovana del Giro risalirà sulle navi che l´hanno portata a Palermo e, dopo avere attraversato lo Stretto, sbarcherà in Calabria da dove inizierà a risalire l´Italia sino all´arrivo di Milano previsto il primo giugno.
CATANIA – Via Felice Fontana
Terza tappa (Catania-Milazzo): partenza ore 11.50
Terza tappa: arrivo tra le 17 e le 17.30
MILAZZO – Lungomare Garibaldi
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12.46
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martedì 6 maggio 2008
giovedì 1 maggio 2008
Il tartufo di nostra produzione
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0.03
Etichette: gelateria artigianale siciliana
mercoledì 30 aprile 2008
giovedì 24 aprile 2008
lunedì 21 aprile 2008
Reperti elettorali sampietresi .
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Etichette: STORIA POLITICA DI SAN PIER NICETO
domenica 20 aprile 2008
O trappitu a chiesa.Olio extra vergine di oliva
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19.20
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sabato 19 aprile 2008
mercoledì 9 aprile 2008
San Pier Niceto ( 1955 -1965) .Serate allegre d'un tempo
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14.27
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martedì 1 aprile 2008
venerdì 28 marzo 2008
Longarone mig .Alcuni ricordi del bar
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19.28
Etichette: Longarone mostra internazionale del gelato
giovedì 27 marzo 2008
domenica 23 marzo 2008
sabato 1 marzo 2008
ULTIMA INFORNATA


La banda verso 4 facce
Processione Crocifisso.Anno 1958
San Pier Niceto 1943 Bimbi in posa.
Prima Comunione anni 50
BAND ANNI 50
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20.26
mercoledì 6 febbraio 2008
sabato 26 gennaio 2008
martedì 22 gennaio 2008
venerdì 18 gennaio 2008
lunedì 7 gennaio 2008
martedì 1 gennaio 2008
Tempesta sull'aia. (DI fragiuvanni di S.P.Niceto "aria fulippellu")
Era un lontano caldo pomeriggio
estivo nell'aia affolata di una
sicula campagna dove bruni mietitori
trebbiavano senza alcuna lagna.
anch'io con i miei coetanei della
Giovinezza colloquiavo con contentezza.
D'un tratto un insistente abbaiar di cani
ci fece sentir strani poiche'lentamente
il cielo si oscuro' e quasi al buio si penetrò.
Un vento forte pare che ci prendesse a
schiaffi in faccia e non mancava fra
i presenti la parolaccia per il disappunto
che giungeva in quel momento.
tutti drizzammo le orecchie mentre
l'acqua scendeva a secchi sgranammo
gli occhi ed il naso in aria e respirammo
subito quell'aria che odorava di terra
bagnata ormai quasi impregnata.
In un attimo inzuppati dai goccioloni
fino alle ossa ci rifugiammo in una fossa
L'ulular del vento ed il fragor del
cielo che da sereno che era si trasformò
in pioggia lampi percursori di terribili
tuoni che ci fecero resta sordi oltre che orbi
dala pula del grano che il vento a mulinello
aveva riempito i nostri occhi.tutto roteando
in un vero flagello.Saltarono gli arnesi
da lavoro sfasciati e volati via assieme ai
cappelli di paglia.Era evidente che saltava
pure il raccolto di un anno di lavoro fatto
con vero decoro.Per quei poveri contadini
sempre chini,per la ribellione della natura
che non si cura in pochi minuti infernali
in cui l'amarezza sale.Fra relitti
melma ed acquitrini restano attoniti quei poverini.
Volti impauriti con occhi sbarrati che
emettevano imprecazioni non gradite alle orecchie
i cui timpani sembravano saltare in quel
finimondo,dove sembrava che tutti i diavoli
dell'inferno fossero precipitati rendendo vuoto
il posto dei dannati dantesco,tali per paura
furon le gesta in concomitanza alla tempesta.
sembravano marionette agitate con frebbre alta
e con un panico che ci schiatta.infine il sole
che era sparito dal cielo oscurando tutto invero
riapparve con l'arcobaleno e ogni dir blasfemo
dei presenti spari.Con i 5 sensi provati s'interloquì
Ma che faceva l'Antoniuni (così nominato perchè grassone)
impalato nell'aia col tridente in mano invece di scappare ?
Forse voleva dimostrare a tutto spiano il suo solito coraggio
Ad ogni piano e la sua attenzione in ogni manifestazione ?
lascia che la tempesta pian piano diminuiva la nostra
curiosita' aumentava.Al momento del temporale via via che
la tempesta sale il contadino la paglia ammassava col tridente
sudato per lo sforzo blaterava davanti alla gente come niente.
Vedendo che ai nostri insistenti richiami non rispondeva ci avvicinammo
e lo movemmo subito stramazzò perchè fulminato,ebbene nessuno lo aveva notato
ecco perchè era rimasto impalato!... Vi era tra i presenti annichiliti un certo
Magliarditi arciprete del paese la cui paura era a tutti palese.Scioccato e volato
in parrocchia a perdifiato.Accadde poi che ogni volta che si avvicinava una tempesta
anche se si trovava in piena festa o nelle funzioni in piena confusione correva a
mettere la testa soto il materasso dormendo poi come un sasso.
al ricordo di quel pomeriggio non fu mai piu' ligio ai nostri occhi!... Fu considerato
percio' il don Abbondio di manzoniana memoria ecco questa fu una vera storia
AUTRICE "NUNZIATINA ANTONUCCIO DEL 1928
PREMIATA AD UDINE NELLA FILODRAMMATICA A CUI NUNZIATINA PARTECIPAVA
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17.53
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martedì 25 dicembre 2007
domenica 23 dicembre 2007
Le nostre cassate siciliane
La cassata siciliana è un dolce la cui origine viene fatta risalire all'epoca della dominazione araba. Il suo nome deriva dall'arabo "Quas'at", cioè "ciotola rotonda".
Si racconta che intorno all'anno mille, al culmine della dominazione musulmana, nel palazzo dell'Emiro, alla Kalsa di Palermo, i cuochi di corte si sbizzarrissero ad unire sapori e colori e che dal miscuglio di vari ingredienti propri della cucina saracena sia nata la casssata siciliana.
Suore dei monasteri e cuochi dei nobili casati sono stati per molti secoli gli unici depositari dei segreti della cassata siciliana.
Da dolce tipico delle feste pasquali e prettamente palermitano, definito addirittura "indispensabile" in un documento approvato durante il Sinodo di Mazara del 1575, la cassata siciliana è man mano divenuta un dolce tipico della pasticceria siciliana.
La cassata oggi viene prodotta in Sicilia tutto l'anno ed è ormai conosciuta in tutto il mondo.
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19.21
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sabato 22 dicembre 2007
giovedì 20 dicembre 2007
Il torrone tradizionale come si faceva una volta
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23.49
Etichette: produzione artigianale
venerdì 14 dicembre 2007
martedì 11 dicembre 2007
giovedì 29 novembre 2007
Il torrone artigianale morbido di nostra produzione
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12.19
Etichette: Spedizione in tutta italia - natale 2008 -
lunedì 26 novembre 2007
giovedì 22 novembre 2007
Il nostro - bianco e nero - , tipico di messina e provincia
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21.14
Etichette: BIANCO E NERO PROD.PROPRIA
mercoledì 21 novembre 2007
Inaugurazione Piazza Luigi Certo
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9.38
Etichette: Chianu innaru Piazza dell'Infiorata
sabato 17 novembre 2007
venerdì 9 novembre 2007
venerdì 2 novembre 2007
giovedì 1 novembre 2007
domenica 28 ottobre 2007
Cannoli di ricotta Siciliani
I Cannoli vengono considerati dolci tipici siciliani perche’ al loro interno vi e’ la ricotta, maneggiata, zuccherata e con i’ aggiunta di alcune gocce di cioccolato. La “scoccia” , cioe’ la buccia esterna è fatta con la stessa pasta delle chiacchiere, che sono biscotti tipici del periodo carnevalesco. La zona in cui si possono trovare squisitissirni cannoli è la zona di Piana degli albanesi, in provincia di Palermo, e a Paceco in provincia di Trapani. E’ solito comunque cospargere di zucchero a velo la scorza e abbellire le parti invista di ricotta con della frutta candita
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12.13
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sabato 27 ottobre 2007
giovedì 25 ottobre 2007
Anno 1955 (a matrici) archivio politico
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18.44
Etichette: STORIA POLITICA SAN PIER NICETO
lunedì 22 ottobre 2007
domenica 21 ottobre 2007
Scardellini : dolci tipici del giorno dei morti.
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15.45
Etichette: PASTA GAROFANO
venerdì 19 ottobre 2007
mercoledì 10 ottobre 2007
martedì 9 ottobre 2007
lunedì 8 ottobre 2007
venerdì 5 ottobre 2007
La Gelateria Bernigra a Londra - Pubblicato da Achille Pompa
Nicolo' Papotto Donia con la moglie Alice
MILANO 1976 ,Raccolta di articoli sulla Gelateria Bernigra, fondata a Londra negli anni 60 da - Nicolo' Papotto (Sampietrese)
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17.17
Etichette: Gelateria Bernigra, London ice cream
martedì 18 settembre 2007
sabato 15 settembre 2007
Tipico biscotto Sampietrese
Da oltre venti anni a San Pier Niceto si svolge la sagra del biscotto “Sampiroto”. La storia del biscotto affonda le sue radici agli inizi del novecento.
Una famiglia sampietrese, la famiglia Visalli, spinta dal bisogno di creare un biscotto tipico del paese iniziò a preparare un impasto con ingredienti unici: finocchio selvatico, anice e sesamo. L’impasto ottenuto richiedeva una lunga lavorazione dopodiché si procedeva con la cottura effettuata in due fasi.
Dopo la famiglia Visalli, tutte le massaie di San Pier Niceto incominciarono a preparare questo biscotto tramandando la ricetta da madre in figlia.
Ogni anno nella prima quindicina di Agosto si svolge questa magnifica manifestazione durante la quale si possono assaggiare i gustosi biscotti (- morbidi o duri - )insieme alla granita al limone .
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8.58
Etichette: U biscottu sampirotu
mercoledì 12 settembre 2007
lunedì 3 settembre 2007
Schizzo Piazza - Chianannaru - e foto del 2/11/2007
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15.57
Etichette: Chianu innaru Piazza dell'Infiorata
venerdì 24 agosto 2007
Relax pomeridiano in piazza San Francesco 1966
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21.02
Etichette: foto mazzagatti
venerdì 17 agosto 2007
mercoledì 15 agosto 2007
Frutta Martorana
La pasticceria siciliana deriva, in gran parte, da quella conventuale: tra questi merita di essere ricordato il Monastero delle Suore benedettine della Martorana in Palermo dove si originano questi “frutti” prendendone il nome. Dolci che all’origine ebbero la forma di frutta, poi, man mano conosciuti da tutti, vennero per imitazione dei pasticceri sparsi nell’Isola appositamente preparati per alcune ricorrenze, in particolare per la commemorazione dei Defunti, occasione per farli trovare ai bambini quale “regalo dei morti”, da loro lasciati durante la notte. Col tempo, ed a seconda delle tradizioni locali che si andavano affermando, ecco che questa pasta assumerà forme diverse, tra le quali le pecorelle per la Pasqua. Ma come erano fatti questi frutti di Martorana (primo nome che ebbero), o di pasta reale (sinonimo, assunto successivamente, per magnificarle il valore)? Semplicemente con mandorle crude, pestate fino a farina, unite a pari peso di zucchero; l’impasto. Leggermente asciuttato dopo una delicata cottura, viene sistemato in appositi stampini o formelle; quindi i “fruttini”vengono sfornati ed infine dipinti con colori vegetali per renderli quanto più sinili al frutto vero che si vuole imitare. La pasticceria di Pasquale ne ha fatto un suo cavallo di battaglia, perfetta la forma realistici i colori, morbida ed aromatica la pasta.
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17.22
Ancora calcio storico e coppa campioni

Bisogna ammettere che , pubblicare questa foto e' stato sicuramente il momento piu' difficile .Caliti iuncu ca china passa.
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16.41
giovedì 9 agosto 2007
domenica 5 agosto 2007
Video del nuovo gruppo pop Sampietrese SOUNDS GOOD


Il primo concerto del gruppo si e' tenuto in Piazza Carmine il 19/07/2007.Ma chi li vuole riascoltare puo'farlo in Piazza Roma in occasione della sagra del Biscotto il 13/08/2007 dove sicuramente allieteranno la serata.
Guarda il video :Dani California Live in San Francisco
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20.50
sabato 4 agosto 2007
mercoledì 1 agosto 2007
sabato 28 luglio 2007
Spettacoli gratuiti - San Pier Niceto -
Casa Litterio - Enrico Guarnieri,Salvo La Rosa.
Sagra della melenzana
Sagra del biscotto sampirotu.
Pippo Franco a San Pier Niceto Piazza Roma .Mercoledi' 15 agosto ore 21,30.
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14.17
mercoledì 25 luglio 2007
foto storiche calcio -san pier niceto -
Studenti - lavoratori.
Da sinistra in alto:Nastasi,Bongiovanni,Catanese,Camuglia,Ruggeri,Certo.
Da sinistra in basso:Micale,Nastasi,Papotto,Popolo,Certo.
Da sinistra in alto:Bonaccorso,Ruggeri,Catanese,Catanese.
Da sinistra in basso:Donia,(Sandra Pedroni),Di Giovanni,Crimaldi.
Foto mista.
In piedi:Pedroni,Catanese,Nuccio,Catanese,Ruggeri,Donia,Bonaccorso.
in ginocchio:Bruno,Sciotto,,Di Giovanni,Ruggeri.
Il Pace del Mela.
In piedi da sinistra:Ruggeri,Calogero,Italiano,Caragliano,Parisi,Calogero.
In ginocchio da sinistra:Catanese,Colosi,Di Giovanni,Catanese,Donia.

Da sinistra in alto:Ruggeri,Di Giovanni, Catanese,Bonaccorso,
Da sinistra in basso:Nuccio,(Sandra Pedroni)Catanese,Donia.
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14.51
martedì 24 luglio 2007
lunedì 23 luglio 2007
TAILANDIA .Il paradiso ossia koh Samui

Sconosciuta fino a qualche anno fa,l ’isola di Samui rivaleggia ora con Phuket quale luogo di villeggiatura e relax della Thailandia.Ma questa idilliaca isola mantiene ancora oggi la sua naturale semplicità.Facilmente raggiungibile con voli giornalieri da Bangkok e da Phuket e con il traghetto da Surat Thani,Samui rimane comunque lontana,così come lo è stata per secoli.A 84 km dalla costa di Surat Thani e a circa 560 km a Sud di Bangkok,Koh Samui (Koh in thailandese significa isola)fa
parte di un vero mondo insulare:è la più grande in un gruppo di circa 80 isole tropicali,di cui solo 4 abitate,è la terza isola più grande della Thailandia.Una montagna la sovrasta da est ad ovest,mentre la maggior parte dell ’entroterra è coperto da foresta.Le spiagge di Samui,pulite e lunghe distese di
sabbia bianca,sono il sogno di chiunque fugga in un ’isola tropicale.La stagione migliore di soggiorno va da Aprile a Ottobre.È il posto ideale per rilassarvi al sole,senza più prestare attenzione a ciò che accade nel resto del mondo.
Sampietresi che hanno messo piede sull'isola 4 : Antonio,Ciccio,Filippo,Nino.
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23.16
domenica 15 luglio 2007
La granita caffe' con panna e la "brioscia"
Da mezzo secolo la colazione nella provincia di messina.Togli al messinese la mezza con panna e “brioscia” e gli toglierai l’anima. E’ una delle ultime tracce di DNA comunitario che gli sono rimaste, assieme alla Vara. D’estate è l’unica colazione possibile, magari in costume e pareo, almeno un paio d’ore prima di bagnarsi, perchè la montagnola di panna ti sedimenta lungamente nello stomaco, regalandoti un senso di soddisfazione e di pienezza.
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16.46
Etichette: chinanet.com
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11.38
sabato 14 luglio 2007
San Pier Niceto calcio anni 50/60/70

Da sinistra in alto Catanese,Campo,Migliorino,Bruno,Catanese,Di Giovanni,Ruggeri.
Da sinistra in basso Donia,Scibilia,Rizzo,Nuccio.
Da sinistra in alto Catanese ,Quartarone,Pitrone,Catanese,Ruggeri.
Da sinistra in basso Sciotto,Previte,Di Giovanni,Donia,Schepis.
Foto storica anni 70
Da sinistra in alto Pitroni,Donia,Bonaccorso,Ruggeri,Ruggeri,Catanese,Catanese.
Da sinistra in basso Formica,Sciotto,Di Giovanni,Crimaldi,Nuccio
Foto Storica anni 50
Da sinistra in alto Magliarditi,Pitroni,Armando,Pitroni,Turuzzu,Ragazzo sfollato di Messina.
Da sinistra in basso Le Donne,Micale,Fama'.
Da sinistra in alto Pitroni,Alessi,Fede,Pitroni,Meo,Quartarone,Sciotto.
Da sinistra in basso Pitroni,Schepis,Rizzo.
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16.13
mercoledì 11 luglio 2007
Anteprima foto storiche
Terza categoria anni 60
In alto da sinistra Donia,Nuccio,Corio,ruggeri,Scolaro,milicia,Grimaldi.
In basso da sinistra Lisa,Le donne,Antonuccio,Corso,Certo.
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16.20
sabato 7 luglio 2007
Il Whisky

Il Liquore piu Venduto del Mondo
Che cos'è lo Scotch Whisky?E' un distillato prodotto in Scozia con cereali, acqua e lievito, tutti elementi che madre natura ripristina nel tempo.
Lo Scotch è il liquore per eccellenza nel mondo?Sí, perché è venduto piú di qualsiasi altra nobile acquavite sui mercati del mondo.
Quando un consumatore chiede uno Scotch, cosa intende esattamente?Generalmente intende uno Scotch blended, cioè una miscela che può contare fino a 50 whisky scozzesi di malto e di cereali. L'ampia gamma di single whisky di cui dispone la Scozia permette di assicurare continuità nell'alta qualità e nell'uniformità dei blended, mettendo i blenders in condizione di garantire che le loro marche mantengano le rispettive ca ratteristiche . I blended whisky rappresentano il 95 per cento di tutto lo Scotch venduto nel mondo.
Che cos'è un "single whisky"?E' il prodotto di un'unica distilleria. La maggioranza delle distillerie produce Scotch con lo scopo principale di miscelarlo, ma molte conservano parte della produzione per venderla sotto forma di single whisky. Un Single Malt Whisky è il prodotto di una sola distilleria di whisky di malto ed un Single Grain Whisky è il prodotto di una sola distilleria di whisky di cereali.
Qual'è la definizione legale di Scotch Whisky?La legge del Regno Unito definiva lo Scotch Whisky già nel 1909. Quella comunitaria lo fece nel 1989. La definizione attuale è riportata nel Finance Act del 1988 e negli ordini successivi entrati in vigore nel giugno del 1990 a sostituzione della parte del Finance Act del 1969, successivamente emendato, che definiva lo Scotch. Ai sensi del Finance Act 1988 "Scotch Whisky" significa whisky che
(a)
è stato prodotto in una distilleria della Scozia con acqua ed orzo maltato (con l'unica aggiunta di grani interi di altri cereali) ed il tutto è stato(i) macerato mella distilleria stessa(ii) trasformato in un substrato fermentabile solo con sistemi enzimatici endogeni e(iii) fermentato unicamente con l'aggiunta di
(b)
è stato distillato ad una gradazione alcolica in volume inferiore al 94,8 per cento in modo che il distillato abbia un aroma ed un sapore ricavati dalle materie prime utilizzate nel metodo di produzione;
(c)
è stato stagionato in un magazzino doganale in Scozia in botti di quercia di capacità non superiore a 700 litri per un periodo non inferiore a 3 anni;
(d)
conserva il colore, l'aroma e il sapore impartitigli dalle materie prime utilizzate e dal metodo di produzione ed invecchiamento; e
(e)
non ha avuto aggiunta di altre sostanze a parte l'acqua e il caramello.
Lo Scotch Whisky Act 1988 proibisce, fra l'altro, la produzione in Scozia di whisky che non sia Scotch.
Lo Scotch Whisky Act 1988 e la legislazione della Comunità Europea precisano una gradazione alcolica minima del 40 per cento in volume applicabile a tutto lo Scotch imbottigliato e/ o venduto nella Comunità o da essa esportato.
Ciò nonostante, delle disposizioni transitorie hanno permesso l'imbottigliamento (fino al 14 dicembre 1990) di whisky non conformi al Regolamento Comunitario sulle bevande alcoliche, compresi quelli con gradazione inferiore al 40 per cento in volume, sempre che la loro preparazione abbia avuto inizio prima del 15 giugno 1990. E' stato possibile continuare a vendere questi whisky, all'ingrosso o al dettaglio, fino al 14 dicembre 1991, ed al dettaglio fino all'esaurimento delle scorte detenute dal dettagliante al 14 dicembre 1991.
Che cos'è un Blended Scotch Whisky?E' una miscela di diversi distillati, ciascuno dei quali ha diritto individualmente alla descrizione di "Scotch Whisky " .
Il periodo d'invecchiamento attribuito a qualsiasi Scotch Whisky è quello del piú giovane distillato contenuto nella m iscela .
Qual'è la grafia corretta: whisky o whiskey?La maggior parte dei dizionari danno entrambe le grafie. L'Oxford English Dictionary fa presente "nella parlata moderna del ramo, Whisky Scozzese e Whiskey Irlandese si distinguono fra di loro per la grafia. Il whiskey di produzione americana generalmente si scrive con la "e" prima della "y".
Che differenza c'è fra Scotch, Irish, Rye e Bourbon?Scotch Whisky significa whisky distillato e invecchiato in Scozia e Irish Whiskey significa whiskey distillato e invecchiato in Irlanda. In Scozia il whisky è distillato in alambicchi chiamati Pot Stilis partendo da orzo maltato e in alambicchi chiamati Patent Stilis partendo da orzo maltato e non maltato ed altri cereali. Le marche piú note di Scotch sono una miscela di diversi whisky prodotti in Pot Stilis e Patent Stilis. I distillatori di Irish Whiskey generalmente preferiscono effettuare tre distillazioni contro le due normali in Scozia ed inoltre utilizzano diversi altri cereali.
Per quanto riguarda il whisky Bourbon, i regolamenti statunitensi prescrivono che:
(a)
il whisky Bourbon deve essere prodotto da un infuso di cereali che contenga non meno del 51 % di granturco;
(b)
che il termine "Bourbon" non deve essere usato per descrivere un whiskey o un distillato a base di whiskey non prodotto negli Stati Uniti. Il Rye Whiskey è prodotto negli Stati Uniti e in Canadà, ma il nome non ha significato geografico. Negli Stati Uniti, il Rye per definizione deve essere prodotto da un infuso di cereali nel quale non meno del 51 % deve essere di segala. In Canadà non vigono le stesse disposizioni. Infatti in Canadà i regolamenti prescrivono:
"Il whisky canedese (Canadian Rye Whisky, Rye Whisky) è un whisky distillato in Canadà e deve possedere l'aroma, il sapore e il carattere generalmente attribuiti al Canadian Whisky" .
Il whisky canedese viene spesso chiamato semplicemente Rye Whisky o Rye.
Che cosa sono gli "spirits" (alcoli)?Il termine alcol descrive un distillato, indipendentemente dalle materie prime o dal fatto che sia un distillato puro oppure contaminato con le impurità normalmente presenti in qualsiasi distillato. In generale il termine si riferisce a qualsiasi liquido volatile infiammabile ottenuto con la distillazione.
Gli alcoli destinati al consumo umano o "potabili", sono distillati da liquidi alcolici il cui tenore alcolico èoriginato dalla fermentazione dello zucchero, come quello contenuto nel succo d'uva, nella canna da zucchero, ecc., o in materie saccarificate quali i cereali appositamente preparati, ad esempio l'orzo maltato.
Le origini della distillazione sono sconosciute.Si presume, tuttavia, che la distillazione iniziò in Cina 2000 anni a.c. per propagarsi nel mondo.
Si sa per certo che nei primi secoli dell'epoca cristiana il popolo arabo fu tra i primi a sviluppare la scienza della distillazione, utilizzando i derivati per la preparazione di cosmetici.I termini alcool ed alambicco derivano appunto dalla lingua araba. Le prime nozioni giunsero in Europa dalla Terra Santa per mezzo dei frati benedettini al seguito delle crociate (nell'anno 1100 circa).I religiosi carpirono il segreto della distillazione dai manoscritti arabi e passarono tale conoscenza ai loro confratelli nei monasteri europei.Si presume pertanto che la prima distillazione di birra d'orzo avvenne nelle Isole Britanniche nel XII secolo.Il termine whisky deriva dalla modifica inglese del gaelico "uisge beatha", che significa acqua vite.Parlando di whisky il primo pensiero va alla produzione scozzese.La Scozia è un Paese affascinante, dove il clima imprevedibile (e soprattutto incostante) ha plasmato la gente che ha sempre dovuto lottare per la sopravvivenza. Gente fiera, di antico retaggio, dai giusti valori di generosa ospitalità e, allo stesso tempo, gente parsimoniosa per necessità ambientali.
La storia della Scozia è ricca di lotte contro gli invasori e di battaglie tra clan per la supremazia territoriale. Il fedele compagno degli scozzesi è, da quasi un millennio, il whisky di malto.In origine era spesso molto corposo, forte, fumoso e greve. Ad ogni distillazione il risultato era disuguale. Questa bevanda aveva una sorprendente gamma di applicazioni pratiche.Ottima contro il freddo, preparava il viaggiatore al suo impegno ed era pronta a rifocillarlo al termine del viaggio. Era presente durante gli incontri sociali e sigillava gli accordi di lavoro.
Il whisky era utilizzato contro la febbre, usato come anestetico durante le nascite, come "fortificante" prima delle cruenti battaglie e per disinfettare le ferite. Nelle Highlands, le terre alte, il whisky si consumava tre volte al giorno, come tonificante di prima mattina, con il pasto e per interrompere la giornata di lavoro.In passato il malt whisky era prodotto con atrezzature primitive e poco funzionali. Erano, pertanto, necessarie distillazioni aggiuntive per affinare il prodotto che raramente veniva invecchiato.I testi di quel tempo citano le seguenti tipologie: "simplex - composita - perfectissima" rispettivamente con distillazione duplice, triplice e quadrupla. Oggi nessun whisky è distillato quatro volte perchè le tecnologie moderne non lo richiedono.Una sola distilleria mantiene la triplice distillazione, un tempo tradizione delle Lowlands. La duplice distillazione è, da tempo, considerata sufficiente per ottenere un ottimo risultato atto all'invecchiamento.
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16.29
mercoledì 27 giugno 2007
focaccia alla messinese
Tipica preparazione solo del messinese.
Ingredienti per 6/8 persone
- 400 gr di farina di semola di grano duro
- 200 g di farina 0
- 1 cubetto di lievito di birra
- 1 lattina da 400 gr di pomodori pelati (oppure 500 gr di pomodori freschi)
- 1 cespo di indivia riccia da circa 300-400 gr ben lavata ed asciugata
- 350 gr di mozzarella
- acqua tiepida, olio, sale & pepe nero q.b.
- qualche filetto di acciuga diliscata (a piacere)
In una terrina amalgamare le due farine.
Formare la fontana con la farina; con un po' di acqua tiepida, sciogliervi al centro il lievito; aggiungere il sale.
Aggiungendo poco per volta l'acqua a piccole quantità, amalgamare il tutto con le mani, sino ad ottenere una pasta consistente ma non dura, e continuare a lavorarla per circa 10-15 minuti.
Il panetto ottenuto andrà riposto in un tovagliolo di stoffa infarinato e dovrà riposare in luogo caldo a riparo da correnti d'aria finchè non avrà raggiunto il doppio del suo volume (si potrà accelerare la lievitazione avvolgendolo in un panno di lana).
Quando la pasta sarà pronta, dovrà essere stesa in modo uniforme (spessore massimo 1 cm) su una teglia unta d'olio.
Se graditi, spezzettare sulla pasta i filetti d'acciuga.
Distribuire sulla superficie della pasta metà della mozzarella tagliata a dadini e, successivamente, la verdura precedentemente tagliuzzata finemente e condita con olio, sale e pepe nero.
Distribuire quindi i pomodori tagliati a pezzetti (se pelati in lattina, ben scolati dall'acqua di conservazione) ed, in ultimo, un filo d'olio.
Riporre la teglia in forno ben caldo (220-230 °C) per circa 25-30 minuti; tirare quindi fuori dal forno la teglia, distribuire l'altra metà della mozzarella a dadini e riporre nuovamente la teglia in forno per altri 10 minuti circa.
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15.54
Etichette: FOCACCIA MESSINESE
martedì 26 giugno 2007
38 Luglio - video
Ogni societa' cerca di proiettare all'esterno un'immagine di sè molto migliore rispetto alla realtà. Anche noi quando parliamo a uno straniero incontrato in treno delle bellezze d'Italia, tralasciamo le case coi tondini di ferro che spuntano dal primo piano al sud, tralasciamo i capannoni e le fabbrichette del nord, sembra che l'Italia sia veramente il bel paese dell'arte, dell'amore e della poesia. A fare da contraltare a questo atteggiamento c'e' una figura che è quella del giullare, il matto, quello che ridicolizza la faccia oscura della società e tiene sveglia l'attenzione. Negli anni settanta l'Italia viveva un periodo socialmente difficilissimo, violento, disperatamente in crisi sotto molti punti di vista: i giullari del momento erano un gruppo di sciamannati che si facevano chiamare SQUALLOR e avevano una missione: sfondare il muro del gusto. [mfb]L'anno è il 1973. Mentre alla radio furoreggiano pezzi come :Il nostro caro angelo, di Lucio Battisti o Parsifal, dei Pooh, compare negli scaffali dei negozi di dischi il primo LP di una band creata per scompaginare le regole del pop melodico italiano: gli Squallor. L'album, che giocando con i doppi sensi era stato intitolato -Troia-, conteneva 13 canzoni destinate a lanciare un genere. Che lo si voglia chiamare rock demenziale o in qualche altro modo, titoli come -38 luglio- o Morire in Porsche, lasciavano pochi dubbi sul tenore dei testi degli Squallor. Ma il 1973 è anche l'anno in cui il film l'Ultimo Tango a Parigi, di Bertolucci viene sequestrato dai tribunali e poi bruciato. E' l'inizio di una campagna moralizzatrice per tutelare il comune senso del pudore che porterà al sequestro di decine di film, ma che sul fronte musicale si accanira' quasi esclusivamente contro un unico bersaglio: gli Squallor, appunto. E gli Squallor decidono di alzare il tiro. Canzoni intitolate :A chi lo do stasera, o Radiocappelle, popolate da personaggi improbabili come le tribu' indiane degli Arrapaho e dei Frocheyenne o il gatto Vasellina, infatti, portano ad un continuo sequestro degli LP da parte delle autorità.Il fatto che nessuna radio si arrischi a programmare i pezzi degli Squallor non impedisce all'album ,Arrapaho, pubblicizzato solo dal passaparola e da un brevissimo spot TV di vendere 180.000 copie e di lanciare un film con lo stesso titolo, ambientato in una riserva indiana, tra pellerossa che adorano Pippo Baudo e squaw interpretate dalla reginetta del Drive In Tinì Cansino.Ma chi si nascondeva dietro la band? I membri del gruppo non erano certo dei novellini: Totò Savio, Daniele Pace, Alfredo Cerruti e Giancarlo Bigazzi erano tutti affermati musicisti o produttori, autori di canzoni per cantanti come Mina e Shirley Bassey. Dopo essersi incontrati a cena, i 4 erano capaci di dare vita a tormentoni indimenticabili come la storia di Pierpaolo, figlio di industriali che distrugge Rolls Royce e perde milioni al casinò, e registrare un album anche nel giro di una sola notte. Si racconta che la goliardia del gruppo fu portata all'estremo durante il funerale di uno di loro, Daniele Pace, quando Cerruti in lacrime si alzò in piedi e commentò che ora gli Squallor erano rimasti in tre come i Police, scatenando le risate dei presenti. Gli anni 80 videro una partecipazione in incognito alla trasmissione Indietro Tutta di Renzo Arbore, in cui gli Squallor interpretavano diverse voci fuori campo, e un progressivo ritiro della band, che comunque non impedì il sequestro dell'ultimo album :Cambiamento.Di tutto questo resta il marchio di un gruppo che ha ha fatto da apripista a band come Pitura Freska, Elio e le Storie Tese e molti altri. In una recente dedica inviata ai fan del sito squallor.com, Cerruti riassume tutto il suo ruolo di anticipatore in una frase: Noi siamo stati i primi, dice Cerruti, gli altri ci fanno solo . Il compito di completare la rima baciata, in puro stile Squallor, lo lasciamo a voi. LINK squallor.com
Là dove finisce il fiume comincia il film: la storia tremenda di un elettrotecnico che seppe inventare la pila non pochi ci riuscirono, ma fu lui che la inventò.Quattro giorni dopo scoprirono la luce elettrica,fu un grosso errore per l’elettrotecnico,ma lui volle insistere e si fece male,si fece male pensando a lei,lei che veniva da lui, lui che veniva da lei. Non fu un incontro ma un bombardamento si aprirono i cieli si aprirono le strade, e i due camminarono senza vergogna. Quanto amore, quanto amore fu sprecato dall’elettrotecnico.
Era il 38 luglio e faceva molto caldo ed era scoppiata l’afa, quando all’elettrotecnico le venne una grossa idea:si sdraiò per terra e si fece camminare su un camion con rimorchio,ma non si fece male perché aveva in tasca un porta fortuna un porta fortuna che gli aveva regalato sua zia Woller un piede di porco a pila.
Il capo indiano che si chiamava: Mo' vengo anch’io, non venne mai e non si fece vedere perché era un timido. L’arbitro severo ma imparziale dettò la vittoria all’elettrotecnico per una ferita sopraccigliare del polipo e così dove finì il fiume incominciò questo tremendo film.
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15.14
sabato 23 giugno 2007
La Granita di Limone in sicilia
Chi conosce ed apprezza la vera granita sa che il suo inventore è riuscito a cristallizzare all'interno di un bicchire di vetro il profumo della Conca d'ora, il profumo della zagara dei giardini siciliani.Per noi siciliani otre che una bevanda di antichissima tradizione è l'antidoto alla calura estiva, un concentrato di energia e di freschezza, una sferzata di gusto e sapore.
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17.15
venerdì 1 giugno 2007
Il caffè e la caffeina tra mito e realtà.
La caffeina è una sostanza naturale di origine vegetale (un alcaloide), che si trova nelle foglie, nei semi e nei frutti di oltre 63 specie di piante in tutto il mondo. Da tempo, i prodotti contenenti caffeina, tra cui il tè, il caffè e alcune bibite analcoliche, vengono gustati in tutto il mondo. In tempi più recenti sono state prodotte bibite contenenti livelli più elevati di caffeina ("bevande energetiche").
Uno degli effetti più conosciuti della caffeina è la sua capacità di agire come stimolante in grado di “ritardare” in maniera temporanea la sensazione di fatica, effetto che, in soggetti predisposti, può causare insonnia.
È stato inoltre dimostrato che la caffeina agisce come un diuretico leggero (favorendo l’eliminazione dei liquidi).
Malgrado numerosi siano gli studi sulla sua sicurezza, esistono ancora molti preconcetti su questo componente alimentare di uso comune.
Questo articolo fornisce alcune informazioni di carattere scientifico su caffeina e salute e tenta di chiarire alcune delle controversie che riguardano questo ingrediente alimentare.
Mito: La caffeina crea dipendenza
Realtà: Le persone spesso affermano di essere “dipendenti” dalla caffeina nello stesso modo in cui dicono di essere “dipendenti” dallo shopping, dal lavoro o dalla televisione. In realtà, per la maggior parte delle autorità, la caffeina non crea dipendenza. Il consumo abituale di caffeina, se improvvisamente interrotto, può causare in alcuni soggetti mal di testa, stanchezza o sonnolenza. Normalmente questi sintomi hanno una durata di uno o due giorni e possono essere evitati se l’assunzione di caffeina viene ridotta in modo graduale.
Mito: La caffeina aumenta il rischio di malattie cardiache
Realtà: Studi su larga scala hanno dimostrato che il consumo di caffeina non aumenta né il rischio di malattie cardiovascolari, né i livelli di colesterolo nel sangue e non determina irregolarità del battito cardiaco. In soggetti sensibili alla caffeina, è stato osservato un lieve e temporaneo aumento della pressione sanguigna in seguito all’assunzione di questa sostanza. Tuttavia, questo aumento è paragonabile a quello provocato da attività fisiche consuete come il fare le scale. È opportuno che i soggetti con problemi di ipertensione consultino il medico per avere indicazioni su qual è il consumo di caffeina adeguato per loro..
Mito: La caffeina provoca il cancro
Realtà: Comprovate ricerche scientifiche hanno dimostrato che la caffeina non aumenta il rischio di cancro. Due studi condotti in Norvegia e alle Hawaii su un numero elevato di persone e un’analisi di 13 studi che hanno coinvolto oltre 20.000 soggetti non hanno messo in evidenza alcuna relazione tra il consumo abituale di caffeina e il rischio di cancro.
Mito: La caffeina è un fattore di rischio per l’osteoporosi
Realtà: Alcuni studi indicano che il consumo di caffeina può aumentare la perdita di calcio attraverso le urine. Tuttavia, è stato dimostrato che si tratta di una perdita minima e il consumo di caffeina a livelli normali non sembra incidere sul livello di calcio o sulla densità ossea. Studi più recenti hanno confermato che il consumo di caffeina non aumenta i rischi di osteoporosi, specialmente in donne che assumono un’adeguata quantità di calcio.
Mito: Le donne in stato di gravidanza o che desiderano avere un figlio, dovrebbero evitare la caffeina
Realtà: Una grande quantità di studi ha osservato gli effetti delle bevande contenenti caffeina sui fattori riproduttivi. I dati raccolti mostrano che il consumo moderato di caffeina non ha effetti negativi sulla salute della donna in stato di gravidanza e su quella del nascituro. I risultati di studi che hanno messo in relazione il consumo di caffeina con il tempo impiegato per il concepimento non hanno fornito alcuna prova concreta che il consumo di bevande contenenti caffeina possa ridurre la capacità di una donna di concepire. Due studi rilevanti compiuti negli Stati Uniti non hanno evidenziato alcuna relazione tra il consumo di caffeina e il numero di gravidanze o anomalie del parto. Inoltre, ricerche recenti non hanno individuato alcuna relazione tra il consumo di caffeina e l’aborto spontaneo o la crescita anormale del feto. Tuttavia, non è stato ancora chiarito quali effetti possa determinare il consumo di dosi elevate di caffeina ed è consigliabile alle donne in stato di gravidanza di farne un uso moderato.
Mito: La caffeina ha effetti negativi sulla salute dei bambini
Realtà: Generalmente i bambini hanno la stessa capacità degli adulti di metabolizzare la caffeina. Alcuni studi hanno dimostrato che gli alimenti e le bevande contenenti caffeina, se consumati in quantità moderate, non hanno effetti rilevabili sull’iperattività o sul livello di attenzione dei bambini. Tuttavia, nel caso di bambini particolarmente sensibili, dosi elevate di caffeina possono causare effetti temporanei quali eccitabilità, irritabilità o ansietà.
Mito: La caffeina non ha effetti positivi sull’organismo
Realtà: É ben noto che la caffeina aumenta il livello di vigilanza e di attenzione. Si raccomanda spesso di bere una tazza di caffè o di tè per contrastare la sonnolenza, soprattutto a coloro che devono guidare per lunghe distanze. Molte persone ricorrono alla “tazzina di caffè” pomeridiana per affrontare al meglio il lavoro. Alcuni studi hanno inoltre dimostrato che la caffeina può migliorare la memoria e il ragionamento logico.É stato riscontrato che molte bevande contenenti caffeina, in modo particolare il tè e in tempi più recenti il caffè e il cioccolato, contengono antiossidanti. Gli antiossidanti sembrano esercitare effetti benefici sulla salute e nella prevenzione del cancro. Studi recenti suggeriscono che la caffeina può essere utile nel trattamento delle reazioni allergiche, grazie alla sua capacità di ridurre la concentrazione di istamine, le sostanze prodotte dalla reazione dell’organismo con un allergene. Inoltre, da tempo, è risaputo che la caffeina porta giovamento a chi soffre di asma. Sono tuttavia necessarie ulteriori ricerche in questo campo prima di trarre delle conclusioni.
In conclusione
Dopo decenni di ricerche, la comunità scientifica non ha documentato alcuna associazione reale tra consumo moderato di caffeina e rischi per la salute. Ognuno di noi può continuare a gustare tè, caffè e bevande contenenti caffeina affidandosi al proprio buonsenso e alla moderazione.
COSA SI INTENDE PER CONSUMO “MODERATO” DI CAFFEINA
Un consumo moderato di caffeina per un adulto è di circa 300 mg al giorno. Per avere un’idea di cosa significhi in termini di dosaggio, ecco i quantitativi di caffeina contenuti in alcune delle bevande più comuni.
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17.23
mercoledì 30 maggio 2007
IL GELATO ARTIGIANALE
Questo processo è la prima garanzia della qualità del gelato: la cottura ad alta temperatura ed il conseguente raffreddamento permettono di abbattere i batteri presenti nelle materie prime e solubilizzare le polveri (zuccheri, proteine, etc).
Il passaggio successivo prevede l’uso di un macchinario chiamato mantecatore, che mescola la miscela a circa 7° sotto zero congelando l’acqua presente (tutti gli elementi in natura contengono acqua…) ed eliminandola dal processo produttivo.
Finita la mantecatura prima di poter mettere il gelato nelle vetrine frigo è necessario un periodo di riposo a circa -20°, anche se sta sempre più prendendo piede l’utilizzo dell’abbattitore di temperatura, poiché molti artigiani hanno scoperto che portare di colpo il gelato a circa -40° né migliora ulteriormente le qualità di tenuta.
A questo punto il gelato è pronto da servire.
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21.39
ARANCINI di RISO siciliani
Gli arancini o arancine di riso rappresentano spesso il primo incontro gastronomico con la cucina siciliana, dove il cibo di strada viene offerto a tutte le ore da friggitorie, forni e bancarelle. Gli arancini, ispirati agli agrumi nell'aspetto e nel nome, sono una felicissima sintesi delle varie influenze storiche presenti nell’area: quella araba per il riso e lo zafferano, quella francese per il ragù, quella spagnola per il pomodoro e quella greca per il formaggio. Questo cibo sarebbe nato secondo alcuni nei conventi, per altri all’interno delle case baronali, mentre c’è chi li farebbe derivare dalla tradizione della cucina popolare, dove gli avanzi di un pranzo venivano riciclati in modo fantasioso e gustoso. Tantissime sono le versioni degli arancini (al maschile a Catania) o arancine (al femminile a Palermo). Queste palle di riso farcite possono essere fritte o al forno (se avvolte da uno strato di pasta sfoglia). Variano anche per forma e dimensione. A Palermo si presentano di ragguardevole mole e tondeggianti, nel catanese più contenuti con forme che identificano il ripieno: -base piatta e punta a ogiva con il sugo di carne; -tondeggiante con il burro; -ovoidale con pollo o spinaci. Spesso nell’area catanese il riso non é trattato con lo zafferano, ma risulta bianco o prende un leggero colore roseo dal sugo di carne.
Pubblicato da
Piero
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16.13
Il Babà, storia vera e tradizioni
Partiamo dal suono della parola, così importante per i napoletani ai quali interessa sempre anche la musicalità di una frase e di un discorso, meglio se accompagnata da gesti didascalici con le mani e ammiccamenti con gli occhi. Già, una comunicazione a tutto campo con la propria fisicità, tipica delle grandi città di un tempo visitate da genti straniere con le quali commerciare e fare affari, esigenze inutili se invece si era costretti a vivere nei campi o con le pecore o in piccoli borghi e cittadine fuori dalle rotte. Babà ha dunque nel suo suono, la seconda bi appena appena un po' raddoppiata ma senza calcare sicché mai diventa babbà ma non è neanche babà alla francese, uno dei segreti capaci di annunciare il suo successo perchè gioca sulla piacevolezza dell'udito e sul successo della memoria: come dimenticare mai qualcosa, un dolce, con questo nome? Le prime due lettere dell'alfabeto, talmente facili da pronunciare che per i greci erano sinonimo dei popoli privi di una lingua costruita, bar bar, barbari appunto. Certo, in napoletano si scrive babbà, quindi in modo diverso da come si pronuncia, ma è forse la caratteristica principe del dialetto partenopeo, un po' come l'inglese: per questo è l'unico linguaggio regionale così addatto alla musica, le parole si accorciano e si allungano seguendo le note, si personalizzano facilmente, hanno mille significati a seconda del contesto in cui sono inserite.I napoletani hanno innumerevoli espressioni in cui il carattere è associato ad uno stato fisico più che mentale, alcune anche un po' volgari come "hai scacato" per dire "hai sbagliato", "m'arrizzo" per "mi entusiasmo", "si nu' strunz'" per "sei cattivo", eccetera, tutte ricche di sfumature la cui traduzione in italiano, a volte esportata nel linguaggio corrente nazionale proprio come la pasta e la pizza a tavola, non rende spesso esattamente l'idea di ciò che in realtà si vuole rappresentare. Questo vale anche per il cibo, la principale preoccupazione quotidiana con cui Napoli ha dovuto fare i conti dal '600, quando era già metropoli, a tutto il Dopoguerra, sino agli anni '60, quando poi le calorie sono state sufficienti alla sopravvivenza fisica senza angoscia. Ecco perchè "si nu' babbà" detto ad una persona indica qualcuno dal carattere dolce, disponibile, oppure bravo nell'eseguire qualcosa di particolarmente difficile, o, ancora, si può usare per ringraziare di un regalo o di un'attenzione. Ma non solo una persona, anche una cosa può essere "nu' babà", magari un oggetto particolarmente bello come un'auto sempre funzionante, una macchina fotografica, persino la vista di qualcosa di particolarmente bello.Insomma, l'avete capito, babà ha un significato estremamente positivo per i napoletani che lo apprezzano in quanto capace di riflettere alcuni dei loro pregi migliori grazie ai quali sono trapassati direttamente dal precapitalismo alla società postindustriale senza incontrare la necessità della disciplina di fabbrica: parliamo dell'equilibrio dei sapori con cui si esprime questo dolce, la sua praticità e, al tempo stesso, l'estrema pazienza richiesta da ben tre lievitazioni nella ricetta classica. Già, perché i napoletani sono veloci ma disprezzano e non accontentano mai volentieri chi mostra segni di impazienza mentre irridono chi è troppo lento, nel capire la situazione più che nel fare. E come tutti i popoli commerciali, privilegiano sempre e comunque una soluzione equilibrata quando scoppia un conflitto tra le persone, un compromesso capace di chiudere una partita aperta e pensare alla prossima. Ebbene, conoscete nel vostro universo tattile qualcosa di più equilibrato della consistenza assunta dal babà ben lievitato e cotto? Già, è la praticità di cui ho detto all'inizio? Non come si fa, certo, quanto come si mangia: in piedi, rapidamente, usando il cappello per iniziare dal tronco, uno, due, tre morsi e voilà, nessuno potrà togliercelo. Il babà, infatti, si iscrive a pieno titolo nei dolci di città perché è necessaria sapienza consolidata per prepararlo, dunqu forni pubblici più che casalinghi, una profonda conoscenza dei tempi di lievitazione rapportati alla temperatura esterna e all'umidità presente nell'aria, proprio come la pizza. È dolce da città perché da passeggio: si entra, si prende e si mangia continuando la camminata, non ha bisogno di un piattino e delle forchetta, si usano le mani e dunque, a dispetto delle sue origini, come vedremo da qui a poco, regali, è molto democratico, perché mette sullo stesso piano chi ozia e chi lavora, ricchi e poveri.Ecco come, cari amici, siamo passati inavveritamente dal suono alla sua rappresentazione semantica. Già, perché, in fondo, il babà piace ai napoletani perché meglio di ogni altro dolce rappresenta il genius loci positivo della città, quello tanto amato anche fuori. Eppure, proprio come la pizza, la pasta, il caffé, il babà non è nato alle falde del Vesuvio ma nel freddo Nord, precisamente in una cittadina francese chiamata Luneville ai confini con la Germania: la sua storia è deliziosamente ricostruita da Flavia Amabile in un prezioso libretto pubblicato dalla Edizioni dell'Ippogrifo (Sì nu'...babbà, 2001) arricchito dalle foto di Gérald Bruneau e dall'introduzione di Antonio Bassolino oltre che da alcune testimonianze di personaggi celebri. A inventarlo fu un re bidetronizzato, il polacco Stanislao Leszczinski, suocero di Luigi XV di Francia che aveva sposato sua figlia Maria. Grazie alla sua parentela importante, aveva avuto come buona uscita il Ducato di Lorena dove potè costruire impossibili ricette politiche per il futuro dell'Europa e passare alla storia per l'unica cosa seria fatta nella sua vita, inventare il babà. Ancora oggi esiste un dolce, baba senza accento, ossia slavo e non francese, nella sua Polonia. Si dice che l'ex re abbia bagnato nel Madeira una fetta di kugelopf, il dolce austriaco ermafrodito, cioè mezzo panettone e mezzo brioche, e che da allora lo abbia sempre voluto così. La sua grande passione per la cucina portò a nuove e più ricche elaborazioni con l'impasto lievitato tre volte e sbattuto per ottenere una pasta più leggera, pieno di uvetta e con lo zafferano di cui erano ghiotti i turchi i cui gusti aveva incontrato da prigioniero quando aveva perso per la prima volta il suo inutile regno. La forma diventa quella della cupola di Santa Sofia, il nome scelto è Ali Babà, il protagonista de "Le Mille e una notte". Questo incrocio di culture e di suggestioni spesso più facili da cogliere in provincia dove ci si annoia, porta alla definizione di Fabrizio Mangoni, autore de La Fisiognomica del Cibo e principale storico della pasticceria napoletana, a definire il babà come "dolce dei Lumi". In sostanza, mentre la stragrande maggioranza dei dolci nasce nella nebulosa indistinta della civiltà contadina, "il babà - afferma Mangoni, autore anche di uno spettacolo sul tema - è figlio di un'idea". In questo caso sappiamo, insomma, chi, dove, quando, forse perché.Un altro salto di qualità è la decisione della bagna, necessaria per sostenere la morbidezza del dolce altrimenti destinato rapidamente a pietrificarsi in poche ore. Stanislao sceglie il Madeira, a Versailles, dove si dettavano le mode, si usa il rhum giamaicano, l'ultimo dei benefici importati dalle Olteeoceano. Ma nella società capitalistica un cibo per diventare prodotto si deve reificare in merce, altrimenti resta solo una curiosità familiare. Ed è quanto avviene con il pasticcere originario della Polonia Sthorer che a Luneville ha seguito l'esilio del re mangione, poi si trasferisce con sua figlia Maria a Versailles dove nel 1725 sposa Luigi XV, infine apre un proprio laboratorio a rue Montorgueil, ancora oggi è al numero 52, dove crea i babà a forma di fungo o cappello di cuoco così come sono giunti fino a noi. Più tardi, Jean Anthelme Brillat-Savarin regala ai fratelli Julien il babà a forma di ciambella nel cui centro immergere la frutta per il loro laboratorio sul boulevard St.Honoré: eliminata l'uvetta, aggiunto il burro, una spennellata di marmellata di albicocche per salvare la bagna più a lungo ed è così che da Ali Babà si passa a Babà.Il dolce è simbolo del filo diretto con cui Napoli è sempre stata legata a Parigi negli ultimi tre secoli. Un legame nato precisamente quando Maria Antonietta sposa Luigi XVI mentre Maria Carolina si lega a soli sedici anni nel 1768 per procura a Ferdinando IV di Borbone. Tra le due figlie di Francesco duca di Lorena e imperatore d' Austria e di Maria Teresa d' Asburgo matura una rivalità di cui probabilmente la prima non ha avuto modo di accorgersi, ma la seconda l'ha coltivata nel suo esilio solare mandando in continuazione emissari a Parigi per scoprire le ultime tendenze dei sarti e degli chef: nasce così l'epopea del gattò, della besciamella, del gratin, degli sciu e di quei termini francesi e francofoni con cui la cucina napoletana conosce l'influenza d'Oltralpe oltre un secolo prima del suo affermarsi in Italia come nouvelle cousine. Evidentemente lo stile di una grande capitale poteva essere riproposto, sia pure non nello stesso modo, solo in una grande città, qual è stata Napoli sino all'inizio del '900. Il resto, viene da dire, è storia di oggi: già nel 1836, ci ricorda Flavia Amabile nel suo testo, il babà appare come dolce tipico napoletano nel primo manuale di cucina italiana scritto da Angeletti per Maria Luigia di Parma. Status symbol, poi tradizione, il babà entra nelle case di tutti, segna la pasticceria del Regno delle due Sicilie e poi dell'Italia.L'ultima moda è il babà al limoncello o alla crema di limone, nato a Capri e sull'altra sponda della Terra delle Sirene. Un infuso capace di scalzare rapidamente il rhum e di aprire così la disputa fra tradizionalisti e innovatori. Chissà se a Stanislao sarebbe piaciuto, noi pensiamo che il suo gusto legato alla esperienza in Turchia avrebbe apprezzato l'agrumato capace di risolvere quel problema affrontato e superato brillantemente da Savarin: dove trovare la necessaria acidità per equilibrare ulteriormente nel babà la sensazione di dolce, a volte zuccherosa quando il rhum non è buono. Ecco allora la freschezza regalata dalla frutta e, nel caso del limoncello, dagli oli essenziali della buccia del limone. Questo è il motivo dello strardinario successo di questa nuova formula e, diciamolo pure, anche del rilancio del dolce in forma commerciale negli splendidi vasetti confezionati in maniera artigianale.L'ultimo aspetto da considerare è l'abbinamento. Cosa bere con un babà? La questione non è semplice, perché la bagna, sia di rhum che di limoncello o altro infuso, contribuisce ad elevare la struttura del vino, di fatto un Moscato d'Asti sarebbe perfetto a dolce asciutto. Nel primo caso penso vadano bene due prodotti poco conosciuti ma molto ben equilibrati, il Sidro del Sannio ottenuto da mele annurche e limoncelle, oppure il Lambiccato, mosto di moscato appena fermentato e filtrato con i coppetelli di lino nei Picentini e nel Cilento. Prodotti troppo di nicchia? Allora provate con il Moscato Spumante del Vulture oppure con quello di Baselice. Ecco, davvero questa combinazione al palato è "nu' babbà".
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Piero
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15.57
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